IL CUORE E IL KARMA

Sono contenta di avere un cuore (come organo) più debole degli altri.
Perché sono felice? Perché morirei più in fretta di chi ha un cuore forte e sano e resiste a tutte le cure, come le chemioterapie. Chi ha un cuore forte rimane vivo mentre il corpo si decompone per la malattia.

Mio padre aveva un cuore forte, e anche una mente forte. Nonostante grosse dosi di morfina, è morto vigile, finché i reni hanno ceduto e, per ultimo, il cuore.
Per me, che gli sono stata accanto, è stato uno strazio.
Due mesi prima di morire, andava a lavorare con una sacca nello stomaco che conteneva la necrosi, fuoriuscita da un buco.
Lui stava benissimo mentre il suo corpo si decomponeva. Mangiava. Io ero scioccata.

Ecco perché oggi sono contenta di avere un cuore più debole, per cui prendo una pasticca ogni giorno. Le sofferenze costanti, subite dalla nascita, i dispiaceri h24, hanno compromesso il cuore.
Lo scoprii a 15 anni.
Ovviamente non dissi nulla ai miei genitori, ma oggi che sono grande, penso che avrei dovuto farlo, anche solo per farli sentire responsabili.

Non dissi nulla perché potevo prendere una sgridata…
Pare impossibile che un genitore possa sgridare un figlio perché ha un problema fisico, eppure è sempre stato così: per la mia scoliosi e i busti che ogni anno facevo, si arrabbiava con me. Quando mi ruppi una spalla, si arrabbiò con me. Quando morì mia madre, improvvisamente, avevo 22 anni… mi urlò addosso come un matto.
Ecco perché non dissi nulla del cuore.
Lo conoscevo molto bene.
Lui non reggeva la mia sofferenza, e reagiva così.

Oggi è morto un uomo di 50 anni, a cui era tornata la leucemia. È morto perché il suo cuore non ha retto.
Credo sia stato un regalo dal cielo, perché era una buona persona. Ha smesso di soffrire.
Ecco perché, secondo il mio parere, avere il cuore debole è un fattore positivo.
Restare vivi e attraversare le pene dell’inferno non è sempre cosa buona.

Mi sono chiesta più volte perché malattie gravi e mortali colpiscano persone buone, oppure bambini che non hanno fatto del male a nessuno.
E magari persone che si meriterebbero un cancro, non hanno mai nulla.
In questa dimensione si cresce attraverso la sofferenza. Alcune anime arrivano qui per imparare qualcosa, o per far imparare qualcosa ai genitori e alle famiglie che li assistono.

Dalle mie sofferenze e dai problemi che ho attraversato, ho imparato moltissimo.
E se oggi sono una persona molto profonda, più consapevole, lo devo proprio a ciò che ho attraversato.

Le persone che fanno del male senza rimorso le ho studiate. Di solito sono persone insulse, anche se hanno studiato. Sono stupide e molto superficiali.
E nella loro condizione soffrono comunque, perché sono vuote.
E nella solitudine, quel vuoto fa male.
Le persone che fanno del male sono qui come pedine del sistema, che ha bisogno di qualcuno che faccia del male per creare quell’attrito che spinge le persone “pronte” ad evolvere.
A queste persone farebbe bene un bel cancro…

L’anima non si interessa della nostra morte. Si interessa della nostra evoluzione.
La morte, per l’anima, è come cambiare abito.

Esiste una teoria secondo cui alcune persone non avrebbero un’anima, e quindi farebbero del male…
Può darsi.

Le vie antiche, invece, dicono che tutte le persone hanno un’anima, ma che alcune sono poco evolute — molto probabilmente anime provenienti dal regno animale, magari tipo serpente, o simili, con zero empatia.

Molto probabilmente, queste anime ritorneranno a nascere come animali.
Solo per un incastro karmico hanno avuto una rinascita umana, ma per evolvere servono altri fattori karmici, chiamati “la preziosa rinascita umana”, che ti offre la possibilità di evolvere.
Una possibilità rara.
E che moltissimi non hanno — né comprendono.

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