LA MALATTIA MENTALE GRAVE

Un ragazzo gravemente malato di mente (Thiago) era diventato virale sui social. Tutti lo prendevano in giro, poi è morto e all’improvviso sono comparsi l’interesse e le accuse rivolte alla madre.
Ma voi, cosa ne sapete davvero della malattia mentale grave?
State zitti.
Silenzio.

Mia madre era gravemente malata di mente. È morta a 48 anni perché ha smesso di curarsi. Non ha mai detto esplicitamente di voler morire, ma semplicemente non si curava: era alcolizzata, con una cirrosi epatica e un diabete insulino-dipendente, ma non si faceva l’insulina. Dovevano venire gli infermieri del territorio a farle le iniezioni…
Ma nessuno può essere obbligato a vivere.

È morta a 48 anni per un infarto polmonare, e per me è stata, per lei, una benedizione. Altrimenti sarebbe morta poco dopo per la cirrosi, con atroci dolori. In quel caso, Dio – o l’Universo – le ha risparmiato sofferenze peggiori.
Aveva vissuto all’inferno per 25 anni. Da quando sono nata. Si è ritrovata sola con un uomo – mio padre – che la maltrattava, soprattutto psicologicamente. E lo stesso maltrattamento l’ho subito io per 15 anni.

Probabilmente nascere “nel veleno” ti rende più forte. Oggi ho 51 anni e non ho mai avuto alcun problema mentale, nemmeno lieve. Mi hanno chiesto la mia storia per farne un libro.
Chi non conosceva i miei genitori faticava a credere che potessero essere i miei. Perché io ero – e sono – sana, equilibrata… sono sopravvissuta.

Voi, che ne sapete delle famiglie che vivono accanto a malati mentali gravi?
C’è molto giudizio. L’ho visto, l’ho subito.
Ma una bambina può davvero accudire una madre socialmente pericolosa?

Il giudizio non mi tocca più. Quando mangi veleno da piccola, ne diventi immune.
Sono nata nel giudizio, perché figlia di due persone “particolari”. E grazie a Dio tutto questo mi ha fortificata.
Ma non tutti ce la fanno.

Se mi giudichi e hai il coraggio di dirmelo in faccia (anche se lo fate sempre alle spalle, per paura), sappi che so colpire i vostri punti deboli. E posso assicurarvi che vi faranno male.
Vi faranno bene.
Perché molti di voi hanno solo una facciata finta e armadi pieni di scheletri, che io vedo benissimo.

Io non ho nulla da nascondere. Nessuna facciata.
Viaggiare leggeri significa essere autentici. Significa essere la verità.

Tutto quello che doveva spezzarmi mi ha resa così forte che non potete nemmeno immaginare.
Ho vissuto all’inferno per 15 anni. Letteralmente.

Scriverò un libro. Lo dedicherò a tutte le persone che attraversano il buio. E a mia figlia, che è la prova di quale madre io sia e sia stata, nonostante non abbia mai ricevuto affetto né sostegno da nessuno.

Credo che madri si nasca. È una predisposizione interiore.
Buddha dice che ogni maestro è madre. Il risveglio passa dal diventare misericordia.
Dal voler bene come sa fare una madre.

Stare con malati mentali socialmente pericolosi o ti uccide o ti forgia.
Voi che giudicate la mamma di Thiago, che ne sapete.

Mia madre non aveva amici.
Era amata solo da mio nonno. Disprezzata da sua madre, dal fratello e dai nipoti. Gente che per me è morta nel 1999, con lei.
Gente che non ha mai avuto pietà, anzi: si è approfittata per fare razzia di ciò che mi spettava.
Ma il karma ha fatto il suo corso: tutto quello che mi hanno sottratto è stato svalutato. Le case a Narnali (Prato) dove abitava mia madre sono crollate di valore.
Tutto ciò che invece è mio ha acquisito valore.

Ciò che rubate vi verrà tolto.
L’ho visto accadere mille volte.

La malattia mentale è un inferno senza tregua.
Ho amato profondamente mia madre. E ogni volta che si riprendeva – tra una fase maniacale e una depressiva che durava anche sei mesi – io non le ho mai rinfacciato nulla.
Riprendevamo da dove eravamo rimaste, come se nulla fosse successo.
L’amavo.
Ero felice di averla di nuovo con me.

Me la sono goduta, mia madre, nei momenti in cui stava bene. Poi si è ammalata gravemente, e per tre anni non è più tornata in equilibrio.
Poi è morta.

In quel periodo mi trattava malissimo, mi faceva dispetti, ma io li sopportavo perché la amavo.
Quando morì mio nonno, lei andò in pensione con 20 anni di contributi, perché la sua malattia mentale era riconosciuta. Io l’aiutavo anche economicamente.
Le davo 300.000 lire al mese perché potesse vivere con 1.800.000 di lire.
Nel 1999 erano bei soldi.

Quella situazione durò poco. Morì di dispiacere.
E di senso di colpa per la morte del padre, che le fu allontanato per la sua pericolosità.

Che ne sapete voi, di cosa vuol dire vivere con un malato mentale grave.

Thiago non l’ho mai giudicato.
Come tutti, ho visto i suoi video, ma non ho mai scritto un commento.
La malattia mentale è peggio del cancro.

Chi ne è colpito, spesso sceglie la morte. Anche solo smettendo di curarsi.
Mia madre voleva morire, ma non lo ha mai detto a parole.
E alla fine è accaduto.

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