Il risveglio è il lavoro che si compie interiormente su mente e corpo.
Non è parlare di risveglio, è essere risveglio.
Nella mia vita, ogni volta che ho attraversato una sofferenza, per uscirne ho sempre lavorato alla radice, anche quando ancora non conoscevo il concetto di risveglio.
Anni fa una psicologa mi disse che ero costantemente in competizione con me stessa. Non lo sapevo, ma questo è il risveglio: non ha nulla a che vedere con il dimostrare qualcosa agli altri.
A me importava dimostrare a me stessa di potercela fare, di superare le difficoltà, sia fisiche che psichiche.
Un tempo facevo molta fatica ad accettare i miei limiti.
Invece, ho imparato che bisogna avere comprensione e compassione anche per sé stessi, per il proprio corpo e per le proprie fragilità.
Senza amore verso di noi, qualsiasi cambiamento resta superficiale e momentaneo.
Il mio successo deriva da moltissimi fallimenti.
Ovviamente, il successo di cui parlo è spirituale, non terreno — anche se poi, come conseguenza, arrivano anche risultati concreti.
Sono nata guerriera, e con le tecniche che ho acquisito, mi sono perfezionata.
Ho trasformato la mia mente, e di conseguenza, il mio corpo.
Possiamo davvero comandare il nostro corpo, se impariamo a usare correttamente la nostra mente.
Ho avuto malattie, ho subito interventi importanti, e ne sono sempre uscita molto bene. Questo attira attenzione, ma è il risultato di anni di lavoro su me stessa e sulla mia mente.
Ciò non significa che non avrò mai un tumore o una malattia grave.
Viviamo sulla Terra, e in questo mondo la sofferenza esiste per molte ragioni. Ma si può soffrire molto meno.
La morte non è un problema: l’importante è evolvere.
Molti, invece, peggiorano la loro condizione spirituale durante la vita, ignorando che la prossima esistenza potrebbe non essere umana.
Per ottenere una nuova vita umana, esistono parametri da rispettare, e il karma li insegna.
Il Buddha ha insegnato che la peggiore condizione umana è l’ignoranza — che non ha nulla a che vedere con la mancanza di lauree.
Moltissimi sono spiritualmente ignoranti, pur avendo titoli di studio.
Ma una laurea, senza consapevolezza, serve a poco.
L’ignoranza spirituale è la non conoscenza delle leggi che ci governano e che possono cambiare radicalmente, e in meglio, la nostra esistenza.
Senza questa conoscenza fondamentale, la nostra vita può solo peggiorare.
Per questo oggi le persone sono molto peggiorate, involute… anche grazie a un sistema che le vuole così.
La sofferenza, infatti, emette più energia della serenità e della felicità interiore.
Ho detto più volte che questo mondo è energivoro, e uscirne è molto difficile: viene concesso a pochissime persone per volta.
Non può esserci un’evoluzione di massa, perché il sistema crollerebbe.
E il sistema è stato creato esattamente così.
Ma esistono altri mondi, dove il sistema è differente e meno doloroso.
Ognuno rinasce nella dimensione adatta al proprio livello evolutivo.
Tornando a me…
Ogni volta che qualcuno mi ha fatto del male, ho sempre utilizzato quel dolore per osservare, capire da dove venisse, e lavorare alla radice.
Ogni dolore mi ha mostrato i miei punti deboli, su cui ho dovuto agire.
Così si diventa forti, e gradualmente immuni al dolore.
Ho sofferto molto, e ho sempre compreso che tutto dipendeva dalla mia mente, dal coraggio e dalla forza di volontà che avevo.
Sin da ragazzina, ho sempre cercato di essere le mie parole.
Mi dicevo interiormente che dovevo incarnare ciò che dicevo.
Mi forzavo a mettere in pratica ogni cosa che promettevo, anche se questo implicava affrontare difficoltà, persino “andare allo scontro”.
Essere le proprie parole è molto importante.
Sempre.
È importante fare attenzione a ciò che si dice e a ciò che si promette, perché non essere le proprie parole implica che l’universo non ti prenderà mai sul serio.
E se l’universo non ti prende sul serio, difficilmente realizzerai ciò che desideri.
Esistono regole in questa dimensione.
Io, personalmente, ottengo sempre ciò che voglio.
Ma ho cinquant’anni di esperienza.
Dire bugie su sé stessi significa raccontare all’universo che non ci si ama, che non piace la propria vita, e che le proprie parole non meritano fiducia.
E la vita ti restituirà qualcosa di simile: una realtà che non ti piace.
Le regole spirituali ci invitano a vigilare sulle cinque porte di entrata e uscita:
parola, udito, olfatto, tatto, vista.
Queste sono le basi.
Perché ciò che sei è ciò che ricevi.
Una persona che è verità riceve verità.
A me capitano eventi che considero straordinari:
se voglio sapere la verità su qualcuno, arriva una persona — magari sconosciuta, o appena conosciuta — che me la racconta.
Cose assurde.
Verità che “quella persona” voleva tenere nascoste.
Ecco perché non si può ingannare un praticante: lo sente, oppure riceve l’informazione da canali insospettabili.
Mi è successo di ricevere foto di persone che tradivano il partner, o di venire a conoscenza di verità che erano state deliberatamente occultate.
A volte ho l’impressione che se qualcuno parla male di me, poi un “tramite” dell’universo mi venga a raccontare segreti intimi su quella persona.
Non si può ingannare un praticante.
E quando queste cose vengono scoperte — in modi incredibili — spesso gli altri si spaventano, perché non è umano, è sovrumano essere protetti così.
Ma la pratica è proprio questo.
E vivere tutto questo in prima persona ti fa comprendere l’enorme, vitale importanza della pratica.
Quando sei protetto dal Dharma, scansi moltissimi problemi.
In una guerra, ti salvi.
In una crisi economica, trovi il sostentamento.
Il 99% delle persone non comprende quanto sia importante praticare.
Fa “figo” fingere di praticare.
Ma esserlo, è essere davvero “fighi”.
Molti vorrebbero essere come me — subito — dopo 50 anni di vita vissuta male.
Ma ci vogliono anni per ripulirsi.
Personalmente ho molto rispetto per i sentimenti altrui.
Non ingannerei mai nessuno, né farei perdere tempo a qualcuno: per me, il tempo è prezioso, la vita di ogni persona è preziosa.
Ecco perché, se qualcuno mi inganna o mi fa perdere tempo ogni giorno, chiedendomi aiuto o consigli, la verità salta fuori.
E questo spaventa molti.
Ma è proprio questo l’essere una “particella di Dio”.
Noi siamo Dio, ma non lo sappiamo.