Quando una persona mi chiede aiuto, do sempre un consiglio “su misura”, in base alla consapevolezza di quella persona. Per questo motivo, spesso il consiglio non sarà perfetto dal punto di vista spirituale: moltissimi non riuscirebbero a seguirlo.
Ognuno parte da un certo livello di consapevolezza, spesso del tutto assente, e si trova immerso in problemi gravi o fortemente impattanti a livello emotivo.
Un esempio al volo:
se una donna è l’amante di un uomo impegnato che la sta ingannando, e soffre perché lo ama ma sta iniziando a capire che per lei non c’è spazio nella sua vita, il mio consiglio non sarà farle una ramanzina sul karma che la colpirà per essere l’amante di un uomo già legato a un’altra donna.
Sappiamo bene che questo porta una forte ritorsione karmica ad entrambi, perché vi è un inganno ai danni di una persona ignara.
In quel caso, le direi semplicemente di trovare un altro uomo – il classico “chiodo scaccia chiodo” – e poi, pian piano, di staccarsi dall’altro.
Spiritualmente, il consiglio corretto sarebbe ben diverso: lasciare immediatamente la persona impegnata o risolvere subito la situazione, perché si sta ingannando una donna che sta sprecando il suo tempo con un uomo che con ogni probabilità non la ama più. Questo è fare del male, e quel male tornerà.
Anche il “chiodo scaccia chiodo” non va bene: c’è comunque un inganno, un usare un’altra persona per lenire il proprio dolore. Ma quando c’è un attaccamento molto forte e una profonda paura della solitudine, la persona non riuscirà a stare sola e a guarire interiormente.
A certi livelli di consapevolezza, non è possibile guarire nulla. Si entra semplicemente in un nuovo problema.
E io non posso dare il consiglio giusto sul piano spirituale, tanto comunque quella persona incontrerà ciò che è in risonanza col suo karma, persone che saranno “usate” – e questo perché karmicamente è giusto così.
Essere come me non è affatto facile.
Anche se per me lo è, perché parto da una base di consapevolezza diversa.
Io non farei mai l’amante di una persona impegnata, perché sento tutta la sofferenza che sto causando.
Chi non ha consapevolezza non sente nulla. È semplicemente occupato a godersi la persona appena conosciuta.
Una persona veramente consapevole non fa certi comportamenti dilaganti, perché vede e sente il dolore che causano e quello che tornerà nella sua vita, a livello karmico.
Io non inganno nessuno, non prendo in giro nessuno, non alimento alcuna speranza se non posso essere una buona presenza per quella persona.
E questo vale anche a livello amicale. Attiro spesso persone che si affezionano facilmente a me, ma non posso garantire una presenza costante, perché queste persone si attaccano a me come a un genitore, vedendomi come guida spirituale.
Ma in ogni relazione deve esserci uno scambio reciproco, e questo è quasi impossibile quando il livello di consapevolezza è molto diverso.
La persona davvero spirituale sviluppa una comprensione e una compassione sempre maggiori, e vede bene come è messa l’altra persona, ne percepisce il futuro, e cerca di aiutarla dando consigli che, passo dopo passo, possano migliorarle la vita.
Molti, però, sono incastrati in vite che porteranno solo altra sofferenza.
Sappiamo bene che sotto un certo livello etico e di consapevolezza, una vita andrà incontro a molta sofferenza.
E purtroppo poco si può fare.
Oppure si potrebbe fare qualcosa, sì: un reset completo, e un nuovo inizio, con un comportamento fondato su regole spirituali ed etiche ferree.
Nel frattempo si accolgono i frutti del passato karmico da scontare.
Io, personalmente, l’ho fatto.
E quando l’ambiente attorno a me non è più consono, lo rifaccio.
Ma per farlo bisogna aver guarito l’attaccamento interiore verso persone e ambienti.
Bisogna aver guarito la paura della solitudine e del vuoto interiore, arrivando ad amare la solitudine stessa, godendo della propria compagnia.
E come potrei consigliare una cosa del genere a chi non ha consapevolezza, volontà, forza interiore?
Ci sono persone che soffrono così tanto da non avere altra scelta che un reset radicale, e allora entrano in un monastero, iniziando un percorso spirituale/monastico intenso.
In Italia, abbiamo l’ILTK di Pomaia, che permette gratuitamente questo tipo di percorso.
E vi assicuro che lì le persone cambiano radicalmente, divenendo un valore aggiunto per il prossimo.
Io credo fermamente che per fare un percorso evolutivo profondo bisogna già avere una base spirituale solida, acquisita in altre vite.
Perciò: essere come me non è impossibile, ma è raro.
Chi entra in monastero lo fa perché:
o ha una consapevolezza molto alta e vuole diventare un maestro, un lama, un monaco, per il beneficio degli altri;
oppure è talmente disperato da non avere altra via, e a quel punto è “cotto a puntino”.