SEGNALI DALL’UNIVERSO

La mia vita è costellata di segnali. Che siano dell’universo, di un’altra dimensione o di un essere più evoluto che mi accompagna, per me sono realtà tangibili.

I segnali ci sono per tutti, molto più spesso di quanto si creda, ma in assenza di consapevolezza non vengono colti. Più si è consapevoli, più si è collegati alla Fonte che vede e sa tutto, e si inizia a vivere attraverso ciò che si sente interiormente, guidati da segnali “sovrumani”.

Oggi ho deciso di portarvi dentro a un mio vissuto molto personale. Avevo scelto di tenerlo per me, ma voglio onorare pubblicamente i grandi aiuti invisibili che ricevo costantemente. È uno dei tanti segnali che mi accompagnano nel mio cammino.

Questo episodio potrebbe sembrare, a chi guarda solo con la mente razionale, una semplice coincidenza. Ma le coincidenze non esistono. Quando qualcosa di apparentemente “casuale” accade, è bene prestarvi attenzione.

Da un po’ di tempo ho scelto di tornare a trovare i miei genitori al cimitero, in particolare mio padre, con il quale ho avuto attriti interiori che credo finalmente di aver risolto. Ho perdonato entrambi. Ho compreso il dolore profondo di mia madre e l’ignoranza (a tratti cattiveria) di mio padre. Nonostante tutto, restano i miei genitori, che ho amato moltissimo. E non importa se non sono stata amata allo stesso modo: io sono più consapevole di loro.

Attualmente mi trovo nelle Marche. Lo specifico, perché è importante per comprendere il segnale che sto per raccontare.

Ieri, 6 agosto, era il compleanno di mia madre. Per farle sapere che non l’ho dimenticata, sono andata in chiesa ad accendere una candela, chiedendo a Gesù e alla Madonna di proteggerla, poiché sento che, dall’altra parte, non sta bene…

Ero nella chiesa di Gabicce Mare. Dopo aver acceso la candela, ho fatto un giro all’interno e mi sono soffermata davanti a un cesto con delle boccettine di acqua benedetta. Ne ho prese due. Poi, sopra al tavolo, ho notato un invito per la consacrazione di una nuova chiesa. La data? 18 ottobre. Su quell’invito c’era poggiato un santino della Beata Vergine di San Luca di Bologna.

A molti potrà sembrare un caso, ma non lo è affatto.

Mio padre è nato il 18 ottobre. Il santo di quel giorno è proprio San Luca. E io, ogni anno, nel giorno del suo compleanno, andavo al cimitero a trovarlo portandogli lo stesso santino.Esattamente quello sul tavolo.

Cosa ci faceva quel santino, della Vergine di San Luca, proprio lì, in una chiesa delle Marche, in una giornata così significativa per me?

Nel giorno del compleanno di mia madre, trovo un invito per il giorno del compleanno di mio padre… e con sopra esattamente il santino che gli portavo ogni anno. Un segnale così preciso non può essere ignorato.

Tantissimi anni fa avrei potuto etichettarlo come caso. Oggi so ascoltare.

E non finisce qui. Venti giorni fa ho incontrato Giovanni, una persona che lavorava con mio padre e che fu vicino alla nostra famiglia durante il suo trapasso. Anche quell’incontro era un segnale. L’ho sentito subito.
Erano oltre quindici anni che non lo vedevo.

I segnali si collegano ai nostri pensieri, alle nostre intenzioni, a ciò che ci accingiamo a fare. Ci guidano, ci dicono se proseguire o fermarci. A volte i segnali che ricevo sono così forti da essere percepiti anche da chi mi è accanto, e spesso generano stupore o timore. Altre volte sono più sottili, come quello nella chiesa, ma non per questo meno significativi.

Le poche volte che ho sognato mia madre, c’era sempre mio padre sullo sfondo, come a volermi tranquillizzare.

Spero davvero che ora si stia prendendo cura di lei. Gliel’ho chiesto esplicitamente ieri in chiesa. So quanto mia madre ha sofferto. E so quanto, in buona parte, sia dipeso da lui. L’ha amata profondamente, ma nel lasciarla, l’ha distrutta, privandola della possibilità di costruire una nuova vita.

Questo è ciò che accade quando l’amore è malato, quando si trasforma in possesso, in dipendenza. E, a volte, in odio. Succede quando si è profondamente inconsapevoli. Perché amare non è “tenere”, ma volere il bene dell’altro, anche se non è più accanto a noi.

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