Il risveglio è un processo lungo: parte dal punto in cui sei, per poi condurti a scoprire chi sei veramente.
E solo da lì inizia il vero viaggio.
Ma prima devi prendere coscienza di chi sei davvero — e questo può provocare uno shock, perché è molto probabile scoprire di essere diversi da ciò che si credeva, e magari non così “buoni” come pensavamo.
Moltissimi si illudono di esserlo.
Il processo di risveglio non è per tutti: dipende da quanto è grande il tuo ego/personalità, da quanto ti sei convinto di essere ciò che credi di essere.
Spesso non siamo mai noi stessi, ma ciò che la società vuole che siamo.
La società ci plasma fin da piccoli: prima la famiglia, poi la scuola, poi il mondo intorno a noi.
Gesù disse (Vangelo di Matteo, 10,32-42):
Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli.
Non pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare la spada.
Sono venuto a dividere il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli di casa sua.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me.
Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato.
Chi riceve un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta; e chi riceve un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi darà anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è mio discepolo, vi dico in verità che non perderà la sua ricompensa.
Questa parabola ha un significato profondo: per seguire il cammino del risveglio — insegnato anche da Gesù, ma poi strumentalizzato da chi fondò la Chiesa — devi prima trovare chi sei e poi seguire le leggi del risveglio.
Scoprire di non essere ciò che ti hanno fatto credere può essere doloroso.
Ma è l’unico modo per cominciare a liberarti di ciò che ti crea scontento.
La prima tappa è capire cosa ti piace veramente:
Fai un lavoro che ti piace?
Ti piace l’ambiente in cui lavori?
Sei in relazione con chi ti piace?
Vivi in un luogo che ti piace?
Ti piace la casa in cui abiti?
Vivi una vita che ti piace?
Molti non lo sanno nemmeno. Credono di poter ottenere “qualcosa di meglio”, ma non hanno mai indagato davvero i propri bisogni.
Il rischio dell’abitudine
Nelle relazioni, l’abitudine fa catalogare come “non importante” ciò che abbiamo, senza considerare che “fuori” potrebbe esserci di peggio.
Lasciare tutto ciò che non ti soddisfa può aprirti gli occhi — ma è un processo doloroso, perché potresti scoprire che ciò che avevi era meglio, e spesso non si può tornare indietro.
La verità amara:
Potresti scoprire di essere tu stesso di poco valore.
Potresti capire di non essere adatto a una relazione “come la società la impone”: convivenza, matrimonio, sacrificio, compromesso costante.
Molti, dopo un primo passo verso il risveglio, tornano a cercare un surrogato della vecchia vita, pur di non affrontare la verità.
La mia esperienza.
Sono una donna indipendente e libera, soprattutto economicamente. Molte donne all’inizio cercano di imitarmi, poi si rendono conto che non è facile vivere così, e allora provano a screditarmi perché è più facile.
Io sono ciò che sono perché ho avuto il coraggio di andare contro tutto: contro la famiglia, contro la società.
Oggi faccio solo ciò che mi fa stare bene e sto solo con chi risuona con me.
Questo ha un prezzo: essere etichettati come “diversi”, “superbi”, “eccentrici”, “solitari”.
Ma chi cerca l’approvazione della società non sarà mai libero.
E tu, oggi, stai vivendo una vita che ti piace davvero?