IL MALE NEL MONDO
Un praticante piange, eccome.
Ma per cosa?
Non certo per chi finge vittimismo o per chi ha esigenze puramente superficiali.
Comprende bene che quella persona sta soffrendo, ma sa che è una sofferenza autocreata.
Personalmente ho pianto molto per il male che ho visto.
Piango ancora per ciò che accade nel mondo.
Che cosa si può fare?
Volete la verità?
Nulla.
Tutto ciò che accade qui è “giusto”, poiché tutti nasciamo qui per un motivo.
Il dolore che ho attraversato nel non accettare questo luogo è lo stesso che hanno provato tutti coloro che hanno iniziato a praticare.
Buddha iniziò così il suo viaggio: non capiva perché le persone soffrissero così tanto e volle trovare una soluzione.
Io ho iniziato a cercare di capire perché incontravo sempre le stesse persone e perché fossi nata in una famiglia così tossica, pur rimanendo “sana di mente”.
Avevo moltissime domande urgenti e volevo risposte.
Alcune mi hanno letteralmente devastata.
Soprattutto ho dovuto digerire che cosa sia davvero questo mondo e le persone che lo abitano.
Ho dovuto fare i conti con me stessa, con i miei bisogni e le mie ferite.
Per stare bene, ho voluto e dovuto innalzarmi oltre quel livello di sofferenza.
Sì, ho pianto molto.
Piango per conto mio.
Vedere tanto male e dolore creato appositamente è pesante, e quando accade cerco di distrarmi, perché posso fare poco.
Sapete qual è l’unico vero antidoto a quel male?
Che tutti smettano immediatamente di farne: smettere di parlare male, di giudicare, di alimentare odio.
Ogni parola e ogni giudizio creano male.
Con oltre otto miliardi di persone che 24 ore su 24 hanno una mente e una bocca capaci di produrre dolore, il male non può che aumentare.
Questo è l’unico modo per fermarlo, e solo la consapevolezza può farlo.
Ma nessuno pratica davvero, e il male continuerà a crescere.
Viviamo un periodo di grande crisi in tutto il mondo.
Troppo dolore.
Io ho iniziato a praticare per andarmene via da qui.
Poi quel dolore si è trasformato in consapevolezza, e non mi interessa più.
Vivo la mia vita al meglio che posso.
Piangere è un atto da persone forti.
Alcuni mi hanno vista piangere durante gli anni di “pulizia”.
Prima mi vergognavo di mostrarmi mentre piangevo, oggi no.
Mi infastidisce solo quando qualcuno rimane scioccato nel vedermi e si commuove per me, senza sapere che in realtà, attraverso di me, piange inconsapevolmente per il proprio enorme dolore mai affrontato.
Esiste un pianto liberatorio.
Esiste un pianto di commozione per l’altro, che in verità è nostro.
Esiste un pianto per il male che ci fa capire quanto siamo impotenti.
Non è possibile arrestare questo meccanismo di bene e male.
Esistono esseri che nascono “Bodhisattva” (simili ad angeli) per aiutare gli altri, andando contro la legge del karma.
Personalmente aspiro a questa figura nelle prossime vite, perché qui c’è un estremo bisogno di chi aiuti le persone a sopportare un luogo così complicato.
Molti vedono e sentono solo il male che li colpisce direttamente o quello che viene raccontato dai media.
Le persone come me percepiscono anche il male che non arriva agli occhi dei paesi benestanti e occidentali.
Sentire quella sofferenza ti cambia, ti stravolge la vita.
Un praticante che vede solo il proprio dolore – relazionale, economico – non è sensibile e non sta davvero praticando: è inconsapevole.
Molti sono sensibili solo alle persone accanto.
Chi è come me vede e sente sia chi gli è vicino sia ciò che accade nel mondo intero.
Da qui bisogna trovare un equilibrio.
Questa è la vera sensibilità, questa è compassione.
Io non ho compassione solo per le persone che mi piacciono.
Spesso ho aiutato persone completamente diverse da me, con comportamenti opposti ai miei.
La misericordia è il più alto grado di amore, perché non giudica: comprende ogni persona, anche chi fa del male.
Ho provato ad aiutare chi fa del male, ma ho imparato che spesso ti “morde”, e non ne vale la pena.
Da lontano guardo e mi dispiace per ciò che si stanno inconsapevolmente creando: un destino uguale o peggiore a quello che stanno infliggendo.
Compiacersi per la morte di qualcuno è sempre male.
Si può comprendere un atto, ma dire che a quella persona “sta bene così” crea altro male.
Godere della morte o della sofferenza altrui è fare del male al mondo e a sé stessi.
Bisognerebbe conoscere bene le leggi del karma per capire quanto male produciamo in 24 ore.
Le parole che diciamo, i pensieri, ciò che scriviamo: tutto crea bene o male.
Il 99% delle persone non ne ha idea e poi si chiede perché riceve dolore.
Io, quando pronuncio parole negative, lo so: ne sono consapevole e so che dovrò creare un antidoto karmico o subirne le conseguenze.
Sui social vedo molta cattiveria, e sono convinta che provenga da persone profondamente infelici.
Ma è proprio questo che alimenta guerre e sofferenze.
È bene aiutare gli altri, ma dobbiamo diventare antidoto del male, smettendo di produrlo noi stessi.
Altrimenti continueremo solo a “mettere toppe” mentre nel mondo si genera sempre più dolore,ed è inutile mettere toppe che mai basteranno.
Il male del mondo nasce da ognuno di noi.
Fare del bene significa smettere, noi per primi, di produrre dolore.
Purtroppo, con otto miliardi di persone che in maggioranza fanno del male, il mondo sta prendendo una china che è sotto gli occhi di tutti.
Questa è la verità sul male.
Tutti siamo responsabili, anche se inconsapevoli, e solo la consapevolezza può invertire la rotta.
Ma siamo a un livello così grave di inconsapevolezza che ritengo non più arginabile.
Vedremo ancora molta cattiveria e probabilmente la troveremo in casa, vicino a noi.
Ecco perché sto preparando mia figlia a questo mondo.
È l’unica cosa che posso fare.
Mettere al mondo figli in un momento così denso di cattiveria e sofferenza è da incoscienti: li vedremo soffrire senza poter fare nulla.
Ci stiamo preparando a una terza guerra mondiale?
Sì.
In realtà ci siamo già dentro: segno del grande male che dilaga, anche dentro di noi.
Molti parlano di Gaza, ma sono indifferenti alle persone in difficoltà che incontrano ogni giorno.
Essere “vicini a Gaza” fa sentire tutti più buoni, ma non lo siete per nulla.
Quindici giorni fa una ragazza urlava in mezzo alla strada, in pieno centro: sono uscita solo io.
I vicini, quelli con gli striscioni pro Palestina, zero.
Perciò attenzione a non usare la sofferenza del mondo come scusa per non migliorare voi stessi.
Se non fosse così, non ci sarebbe così tanto male sulla Terra.
Io vivo qui, in questo periodo, e non mi interessa più vivere o morire.
Sono qui per mia figlia, che ha solo me.
Cerco di vivere senza essere un problema per gli altri.
Cerco di fare del bene e di essere una persona “di bene”, osservando anche chi considero “cattivo”, per comprenderlo e trasformare il giudizio in compassione.
Se volete cambiare davvero il mondo e anche la vostra vita iniziate a divenire osservatori di voi stessi, dei pensieri e parole che “vomitate” sugli altri, soprattutto quando credete che il vostro giudizio sia giusto…MA IL GIUDIZIO NON È MAI GIUSTO.Solo la comprensione è la strada giusta.
Mentre state per scrivere o fare un video prendetevi del tempo per capire cosa può provocare.
Anche essere di una fazione politica contro l’altra crea male.Stessa cosa per il calcio o qualsiasi situazione dove “ti poni contro” crei quel male che credi di combattere.
Rifletti.