Sono di Bologna e qualsiasi idea scaturita da qualcuno che abita qui è considerata di sinistra, radical chic, ovvero un’ideologia per persone benestanti che compiono atti di buonismo inutile.
Ma avete mai osservato da vicino chi etichetta in questo modo?
La maggioranza sono persone che mostrano una falsa ricchezza, esibendo vestiti firmati ma contraffatti, orologi pacchiani (spesso finti) e auto alla moda comprate a rate.
Mi sono fatta l’idea che l’opposto del radical chic sia lo sborone rosicone e squattrinato che parla di spiritualità tramite versetti “copia/incolla” di autori che vanno di moda tra loro, ma che nella vera spiritualità non c’entrano nulla.
Chi è contro il bene del prossimo non è una brava persona, anche se all’apparenza lo sembra.
Chi non comprende il male significa che ne fa.
Molto spesso queste persone hanno avuto notevoli problemi e ricevuto aiuti senza la benché minima riconoscenza.
Ovviamente sono ben controllate dal sistema e nemmeno si accorgono di stare dalla parte sbagliata della storia, e che un giorno anche loro verranno travolti da quel male che hanno votato con tanta fierezza.
Personalmente preferisco essere etichettata “radical chic” che essere ignorante e stupida… sì, perché non si accorgono nemmeno che ciò che scrivono e dicono è veramente da lobotomizzati, esempi perfetti di persone adatte a questo sistema che ti vuole così: completamente manovrabile.
Le persone di destra che etichettano persone come me “radical chic” sono le stesse che mi sono venute a bussare alla porta per chiedermi aiuto, ed io c’ero. Poi queste persone hanno cercato di approfittarsene e le ho allontanate. Come le dovrei etichettare? Opportunisti e infimi?
Sappiate che da oggi starò molto attenta a chi darò una mano, poiché credo che le persone “di male” debbano restare a cuocere dentro al loro brodino.
Un mese fa ho dato 100 euro a una ragazza che viveva per strada e stava male, per farla dormire in albergo. Ebbene, in questi giorni si è lamentata della Flottiglia e degli scioperi e delle sommosse… e così che queste persone comprendono solo il loro stato personale e non quello altrui.
Perciò non è un caso che certe persone abbiano una vita gravemente compromessa. In questi giorni ho imparato una lezione molto importante: non è mai un caso se una persona versa in condizioni di vita critiche. Il karma ha sempre ragione!
Non mi pento di aver aiutato, ma scremerò parecchio chi aiutare e chi no, poiché l’aiuto a certe persone non fa bene: possono capire il male e che devono cambiare soltanto restando nella loro miseria.
Ho aiutato moltissime persone che si erano comportate malissimo nella vita, credendo che potessero cambiare, ma spesso ritengono fesso chi li aiuta e si credono pure furbi, facendo le vittime per raccattare qualche aiuto. Poi, appena stanno meglio, ricominciano a fare del male, perché se il cuore non cambia, continueranno a fare del male.
Infatti, i maestri insegnano che il karma non sbaglia mai e che ciò che accade nel mondo è giusto così com’è.
Io posso solo scegliere di non essere parte di quel male, diventando una persona di bene, un valore aggiunto per il prossimo e per la società.
A chi sta male posso solo indicare la via per venirne fuori da quel pantano… ma aiutare troppo una persona non va bene, perché aiutare qualcuno che fa del male al prossimo è, di per sé, fare del male.
Posso avere compassione e comprensione per chi ha una vita veramente pesante, ma aiutare solo se quella persona dimostra autenticamente di essere pronta a non essere più quella di prima — cosa assai difficile.
Una prova potrebbe essere che quella persona inizi a cercare chi ha ferito, incontrandoli e chiedendo scusa, rimediando là dove ha creato un danno mentale o economico. Cosa assai rara e difficile, perciò sarà molto difficile che possa aiutare qualcuno.
Aiuto solo a praticare e soltanto chi veramente si impegna… anche questo molto raro.
Perciò il mondo è giusto così com’è.