LA DEPRESSIONE

Un esempio che calza molto bene è ciò che è accaduto a Sbarbi. 
Lui è il classico esempio della depressione. 
La depressione viene anche a forza di essere forti e mi ha fatta molto riflettere.

A me la depressione fa paura. 
Nella mia vita mi sono accadute moltissime vicende molto forti, e ora che ho quasi 52 anni la mia paura è di non reggere più così bene. 
Sono forte, ma fino a quando la mia mente reggerà? 
Perché, come scrive Sgarbi, la mente o il corpo, a forza di essere forti, cedono… 

La mente è un organo e si ammala anch’essa. 
Più non ti soffermi mai con te stesso e più sei soggetto alla depressione. 
La mente, essendo un organo come tanti, a forza di essere stimolata può, prima o poi, avere dei problemi. 
Un po’ come quando fai troppo sport e ti si infiammano i muscoli e ti viene uno strappo, oppure cadi e ti fai male.

Mio padre ebbe fortissime crisi di panico e agorafobia, e sicuramente anche la depressione, poiché le patologie sono collegate. 
Guarì con i farmaci, ma mai si soffermò a riflettere su sé stesso. 

Il karma ti pone degli stop non come punizione, ma perché tu possa fermarti e cambiare rotta. 
Mio padre ebbe poi un tumore che lo portò alla morte. 
Devo dire che, in quell’anno, fece grossi cambiamenti: ecco perché, se non cogli i primi avvertimenti, poi il karma batte più forte.

Non affrontò la malattia perché ne aveva il terrore, ed io feci da filtro. 
Feci da filtro perché avevo paura che cadesse in una profonda crisi… oppure ero io che avevo paura di dirgli la verità. 
Probabilmente entrambe le cose. 

Affrontò bene la malattia. 
Abbastanza sereno. 
Forse ha imparato qualcosa. 
Si scusò con me prima di morire.

Io non feci come lui, che abbandonò sua madre durante il suo calvario per lo stesso tumore allo stomaco. 
Lui non ci fu nemmeno con suo padre, malato anche lui di cancro. 
Non ci fu nemmeno con me quando, a 14 anni, entravo ed uscivo dagli ospedali. 
Oppure dopo, con l’intervento alla spalla e alla colecisti. 

Invece io con lui ci sono stata SEMPRE, h24, fino alla fine. 
E forse questo lo avrà fatto riflettere? Chissà… 

Sta di fatto che, prima di morire, mi disse che gli dispiaceva lasciarmi sola. 
Forse per la prima volta se ne era accorto, poiché vedeva soltanto la sua solitudine e mai quella altrui, soprattutto la mia. 
Oppure preferiva aiutare amici che poi non gli sono mai stati vicini, anche se non ha mai chiesto aiuto: non ne aveva bisogno, perché aveva me.

La malattia serve per farci fermare, poiché la vita come la si sta vivendo — attraverso l’anima — NON VA BENE.

Ho detto moltissime bugie nel periodo della malattia di mio padre e spesi milioni (di lire) per lui. 
Per pagare il silenzio e una recita plausibile. 
Per pagare la speranza. 

Ho fatto bene? NI. 
Gli ho omesso la sua morte, e di questo pagherò karma. 
Amen. 

Amare va oltre il karma: così insegnano i Bodhisattva, che pagano karma per il bene umano. 
Ma pagare karma per gli altri viene dopo aver imparato molto bene cosa sia bene e cosa sia male (che non è ciò che valutate voi come bene e male) e dopo aver appreso e messo in pratica h24 le regole di questo mondo. 

L’ho precisato perché moltissimi pensano di poter passare direttamente a Bodhisattva senza fare nulla prima, combinando casini assurdi a sé stessi e agli altri.

Voglio precisare che la depressione va curata presso medici appositi e non attraverso la spiritualità che viene sicuramente dopo aver guarito la malattia.Si perché la depressione è una malattia e come tale va curata attraverso professionisti specializzati.

A tal proposito sotto trovate il link all’articolo di Sbarbi e alla sua depressione.

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