IL TEMPO SI È FERMATO PER ME

Un giorno, in un momento di profonda stanchezza e tristezza, mi misi alla guida per affrontare un viaggio in autostrada che conoscevo bene. Due ore di strada. Un tragitto già percorso molte volte. Eppure, quella volta, accadde qualcosa di inspiegabile: arrivai a destinazione in soli trenta minuti.
Ne sono sicura, perché guardai l’orologio ed ero anche al telefono con una amica(a quei tempi si poteva).

Non presi scorciatoie, non superai limiti. Il tempo si era semplicemente accorciato. O forse ero io che, in qualche modo, ero uscita da quella linea temporale che tutti chiamano “normale”.
Ero troppo stanca per chiedermi come fosse possibile, ma abbastanza lucida da sapere che qualcosa non tornava.

Per molto tempo ho lasciato questa esperienza sospesa, come una perla nel filo invisibile dei ricordi. Solo col tempo ho compreso che, in certi momenti, il tempo si lascia piegare dalla coscienza.
Ma non saprei come ripetere l’esperienza.

Forse fu una grazia.
Forse fu la mia anima a invocare una tregua.
O forse fui condotta da una forza invisibile che, senza farsi vedere, accorciò la distanza per non farmi crollare.

Quando la sofferenza ci spinge al limite, è come se il reale ci venisse incontro. L’universo, in certi istanti, sembra rispondere a un grido silenzioso che parte dal cuore.
E se siamo abbastanza aperti, può accadere qualcosa che rompe le leggi apparenti della materia e del tempo.

Forse il tempo non è affatto rigido come ci insegnano.
Forse non è nemmeno “tempo”, ma solo un respiro cosmico che si adatta al battito del cuore, allo stato dell’anima, alla vibrazione di ciò che viviamo dentro.

Ci sono momenti in cui la coscienza si sposta su un altro binario, una linea più leggera, fuori dalle coordinate ordinarie.
Là, il tempo si comprime, si dilata o sparisce del tutto.
Là, è la coscienza a guidare, non più l’orologio.

Credo che in quel giorno qualcosa dentro di me sia entrato in contatto con una legge più sottile, una dimensione dove il tempo risponde allo spirito, e non viceversa.
Un luogo sacro, silenzioso, dove ci viene concesso di saltare una fatica, come un dono del cielo.

Ciò che resta, è la sensazione di aver attraversato un mistero, e di esserne uscita con un segreto.
Il segreto che la realtà si piega, talvolta, quando la nostra anima è pronta a lasciare andare ogni controllo.

Non so cosa sia accaduto davvero in quel viaggio. Ma da quel giorno ho smesso di considerare il tempo come un nemico.
È diventato, piuttosto, uno specchio spirituale: a volte ci rincorre, altre ci precede, altre ancora ci protegge.
Forse il tempo, come il dolore, come l’amore, sa quando accelerare il passo per non farci cadere del tutto.
E forse, quando l’anima è in ascolto, il Dharma stesso si muove per noi, e ci trasporta oltre.

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